Procedura di riassegnazione del nome a dominio
TULLIO.IT

Ricorrente: Leopoldo Tullio
Resistente: Polis s.r.l.
Collegio (unipersonale): Avv. Fabio Salvatori

Svolgimento del procedimento

Con ricorso pervenuto il 20 settembre 2000 allo Studio Fogliani, ente abilitato dalla Naming Authority italiana alla conduzione delle procedure di riassegnazione dei nomi dominio, il prof. Leopoldo Tullio richiedeva la riassegnazione a proprio favore del nome a dominio tullio.it, registrato dalla Polis s.r.l.

Il 20 settembre 2000 l'ente conduttore verificava sia il nome dell'intestatario del nome a dominio sul data base whois della Registration Authority, sia la pagina web risultante all'indirizzo www.tullio.it.

Dalla visura  emergeva: (a) che il dominio tullio.it risultava assegnato alla Polis s.r.l. dal 23 febbraio 2000; (b) che  all'indirizzo www.tullio.it risultava una pagina con il nome del dominio stesso e la scritta "in questo sito vogliamo parlare di tullio".

Verificata la regolarita’ del ricorso, accertato che esso era stato contestato presso la Registration Authority dal ricorrente precedentemente al ricorso, e verificato che nessun'altra procedura di riassegnazione per lo stesso nome era stata iniziata innanzi ad altro ente conduttore, in data 21 settembre 2000 lo Studio Fogliani inviava per raccomandata e per fax alla Polis s.r.l. copia del ricorso e della documentazione ad esso allegata; contestualmente, il ricorso in formato rtf veniva inviato per posta elettronica agli indirizzi risultanti dal database whois ed all'indirizzo tullio.it@paginewww.com  risultante sulla pagina web all'URL http://www.tullio.it. I tentativi di invio del ricorso via fax avevano invece esito negativo.

L'e-mail inviata all'indirizzo postmaster@tullio.it ritornava con l'indicazione "destinatario sconosciuto"; la raccomandata risultava invece regolarmente ricevuta dalla Polis s.r.l. in data 22 settembre 2000. Scaduto il 17 ottobre 2000 il termine di 25 giorni concessi al resistente  dalle regole di naming per sottoporre le proprie difese, l'ente conduttore nominava quale saggio il sottoscritto avv. Fabio Salvatori, il quale il 20 ottobre 2000 accettava l'incarico.

Motivi della decisione

Il prof. Leopoldo Tullio ha richiesto la riassegnazione del nome a dominio tullio.it deducendo che esso corrisponde al nome della sua famiglia (cognome).

  Secondo l'art. 16.6 delle regole di naming italiane il nome a dominio contestato e sottoposto alla procedura di riassegnazione viene trasferito dal resistente al ricorrente ove quest'ultimo provi (a)  che il nome a dominio contestato e’ identico o tale da indurre confusione rispetto ad un marchio su cui egli vanta diritti, o al proprio nome e cognome; (b) che l'attuale assegnatario non ha alcun diritto o titolo in relazione al nome a  dominio contestato; ed infine (c) che il nome a dominio e' stato registrato e viene usato in mala fede.

a) identita'  del nome

Per quanto attiene al primo punto, il nome del dominio registrato dalla Polis s.r.l. e’ identico al cognome del ricorrente, come dimostrato dalla fotocopia del documento d'identita’ del ricorrente stesso prodotto agli atti. E' quindi da verificare se l'art. 16.6 delle regole di naming, laddove si riferisce "ad un marchio su cui egli [il ricorrente, n.d.r.] vanta diritti, o al proprio      nome e cognome", ponga per le persone fisiche la possibilita’ di chiedere la riassegnazione del solo nome a dominio esattamente corrispondente al proprio nome e cognome, oppure se alla persona fisica sia possibile reclamare anche il nome a dominio corrispondente al proprio cognome registrato da colui che nulla abbia a che fare col suo nome familiare (come del resto previsto dall'art. 9 del codice civile).

Ad avviso dello scrivente, la seconda soluzione e’ quella corretta, per motivi logici e di coerenza del sistema, non solo in relazione alle regole di naming, ma del sistema giuridico italiano.

Le norme civilistiche sul diritto al nome tutelano infatti sia il diritto al prenome ed al cognome (art. 6 e 7 codice civile), sia il solo cognome (art. 8 codice civile). E' poi pacifico che per ottenere la tutela prevista dalla legge non e' necessario che il nome venga usurpato nella sua interezza; per la giurisprudenza, anche l'uso indebito di solo una parte del cognome puo' costituire elemento sufficiente per ottenere l'inibitoria (cosi' cassazione 22 ottobre 1984, n. 5343).

Per coerenza con le norme poste dal codice civile sulla tutela al nome, quindi, l'art. 16.6 delle regole di naming non puo' che essere interpretato nel senso di accordare tutela anche a chi si veda usurpato il proprio cognome in un nome a dominio registrato da terzi.

Ma non e' solo il sistema del diritto civile italiano ad imporre tale soluzione; essa infatti risulta la miglior scelta anche nel sistema delle regole di naming.

Al riguardo, e' da osservare che i nomi a dominio possono essere registrati anche da persone giuridiche pubbliche, societa’ ed associazioni, per le quali non ha senso parlare di "nome e cognome", ma solo di nome. Se quindi si dovesse accogliere un'interpretazione secondo la quale le procedure di riassegnazione si riferiscono solo ai nomi a dominio identici al "nome e cognome", rimarrebbero privi di tutela i soggetti privi di cognome, ossia tutti quegli enti (cui pure la legge riconosce il diritto al nome) per i quali e' identificabile soltanto il nome, ma non certo un cognome.

In questa ipotesi, le procedure di riassegnazione non offrirebbero alcuna tutela a tutti quegli enti che non possano dimostrare un diritto ad un marchio. Un'associazione od un ente pubblico, ad esempio, non avendo un "nome e cognome", nel caso in cui non avesse un marchio non avrebbe alcuna possibilita’ di ricorrere alle procedure di riassegnazione pur in presenza di un conclamato cybersquatting. Una tale discriminazione, ad avviso dello scrivente,  appare priva di alcuna giustificazione, ne' nei lavori preparatori che hanno condotto alle vigenti regole di naming puo’ rinvenirsi  traccia della volontà di porre una tale disparita’ di trattamento (che darebbe fra l'altro adito a gravi problemi di legittimita' delle regole di naming che, sotto tale aspetto, si porrebbero in contrasto con gli artt. 6, 7 e 8 del codice civile). E' giocoforza, quindi, prescegliere l'interpretazione che meglio si addice al fine della norma e che più risponde al principio di eguale tutela.

In secondo luogo, ritenere che le procedure di riassegnazione siano esplicabili solo nei confronti di nomi a dominio che riproducano esattamente la sequenza "nome-cognome" e non anche solo il cognome avrebbe come conseguenze che le procedure di riassegnazione fallirebbero in gran parte lo scopo per le quali sono state predisposte, in quanto di fatto verrebbe reso lecito l'accaparramento dei cognomi a soggetti che nulla hanno con essi a che fare.

Infine, una restrittiva interpretazione testuale comporterebbe anche la conseguenza logica di ritenere l'abbinamento "nome e cognome" tale anche nell'ordine sequenziale delle parole, col risultato che un nome a dominio formato dalla sequenza inversa (cognome-nome) non potrebbe utilmente essere sottoposto a procedura di riassegnazione. Il che, anche in questo caso, porterebbe a discriminazioni e notevoli lacune nel sistema normativo.

Come visto, tali discriminazioni e lacune non sussistono se si adotta la corretta interpretazione sopra sostenuta, ossia che la dizione dell'art. 16.5.a comprenda, oltre al nome e cognome, anche il solo nome (per le persone giuridiche pubbliche e private) e il solo cognome per le persone fisiche.

Sotto questo aspetto, non v'e’ dubbio che l'identita’ del nome a dominio con il cognome del ricorrente integri la fattispecie prevista dall'art. 16.5.a delle regole di naming.

b) diritto e titolo sul nome a domino contestato.

In relazione a quanto previsto dall'art. 16.5.b delle regole di naming, dalla documentazione in atti non risulta alcun diritto o titolo della soc. Polis s.r.l. sul nome a dominio tullio.it. Sotto questo aspetto, e' da rilevare che il ricorso ed i documenti prodotti dal ricorrente risultano essere stati regolarmente ricevuti sia per raccomandata che per posta elettronica dalla Polis s.r.l.; talche', essa ha avuto tutto il tempo per poter contestare le affermazioni del ricorrente e dimostrare a sua volta di avere diritti sul nome "tullio", come previsto dall'art. 16.5, punti da 1 a 3 delle regole di naming.

Al contrario, il diritto del ricorrente e' dimostrato dal documento d'identita' prodotto con il ricorso; e non e' certo il caso di dilungarsi sul fatto che ogni persona fisica vede garantito sia dalla nostra costituzione (art. 22), sia dal codice civile (artt. 6, 7 e 8) il proprio diritto al nome. Lo scrivente ritiene quindi dimostrata anche la fattispecie di cui all'art. 16.5.b delle regole di naming.

c) registrazione ed uso in mala fede.

Per quanto attiene infine alla malafede nella registrazione e nell'uso del dominio, ritiene lo scrivente che essa sia stata ampiamente provata dalla documentazione acquisita.

Il nome a dominio tullio.it e' infatti stato registrato dalla Polis s.r.l. assieme ad una serie di svariate decine di domini corrispondenti a cognomi italiani. Assumendo "Tizio" come cognome su cui costruire i nostri esempi, la struttura di questi domini appare del tutto identica: esiste una pagina del tipo www.tizio.it, la quale, oltre ad un paio di banner pubblicitari e un indirizzo di posta elettronica, riporta la scritta in italiano ed in inglese "in questo sito vogliamo parlare di Tizio", e due pulsanti, in Italiano e Inglese, con "collegamenti a URL sull'argomento".

In realta', tali collegamento non conducono ad alcun altro dominio, e sul sito non e' presente alcun indizio che possa far ritenere esistente un qualsivoglia foro, luogo o lista di discussione sul "Tizio" di turno. Le identiche pagine web dei nomi a dominio indicati dal ricorrente (e di molti altri simili registrati dalla Polis s.r.l. dalle medesime caratteristiche) appaiono in questo stato da parecchi mesi; ne' ci sono elementi per ritenere che il dominio in questione sia utilizzato per altri servizi (si rammenta che il ricorso inviato via e-mail all'indirizzo postmaster@tullio.it e' tornato al mittente per inesistenza dell'indirizzo del destinatario).

E' poi da notare che la stessa Polis s.r.l. risulta aver registrato e gestire, con le medesime modalita', cognomi e/o nomi di persone corrispondenti a ben determinate categorie (quali quella dei professori universitari, come il prof. Tullio, ma anche di parlamentari, noti avvocati, etc.). Il che esclude che possa averlo fatto non sapendo che, con cio', andava a violare il diritto al nome di persone ben determinate.

Appare quindi che la registrazione del nome a dominio tullio.it, al pari di quelli corrispondenti ad altri cognomi registrati dalla Polis s.r.l., rientri in un ben definito disegno di registrazione di nomi su cui la Polis s.r.l. stessa non ha alcun diritto. In altre parole, ad avviso dello scrivente ci si trova di fronte alla piu' classica delle operazioni di cybersquatting, che non puo' essere certo esclusa dalla circostanza che la Polis s.r.l., anziche' il classico segnale di "sito in costruzione", abbia cercato di nascondersi dietro il paravento del far apparire il dominio come sito sul quale "si parla" della persona cui il nome a dominio e' stato illecitamente sottratto.

Ma che sia solo un semplice paravento e' dimostrato dal fatto che da un lato su nessuno dei siti sottoposti all'attenzione dello scrivente si e' mai vista alcuna attivita' del genere (e sarebbe anche strano, visto che, di fatto, sul sito in questione essa e' comunque impossibile; seguendo il link attivo non si giunge infatti ad alcun altro sito correlato al nome a dominio in questione), dall'altro appare del tutto inverosimile che una societa' commerciale, che di per se' e' a fine di lucro, abbia registrato tanti e tali nomi a dominio per un dichiarato fine (parlare di "Tizio") che non si vede quale guadagno potesse apportarle. Ne' su i domini suddetti, rientranti evidentemente nel medesimo disegno accaparratorio, risulta essere mai stata effettuata alcuna altra attivita' - perlomeno visibile sulle pagine web - compatibile con il fine di lucro; il quale quindi appare ragionevolmente essere stato quello di registrare  nomi a dominio altrui con lo scopo di rivenderli poi successivamente a chi ne aveva diritto.

Lo scrivente ritiene quindi, sulla base di quanto sopra, che il nome a dominio tullio.it sia stato registrato e sia utilizzato in mala fede.

Conclusioni

 Ritiene lo scrivente che il prof. Leopoldo Tullio abbia dimostrato la sussistenza di quanto previsto all'art. 16.5 punti a), b) e c), mentre, al contrario, nessuno degli elementi indicati dall'art. 16.5 numeri 1), 2) e 3)  e' emerso ad indicare un diritto od un uso legittimo da parte della Polis s.r.l. del nome a dominio registrato. Il ricorso è quindi fondato e come tale deve essere accolto.

Per questi motivi

Visti gli art. 16.6 delle vigenti  regole di naming italiane, si dispone il trasferimento del nome a dominio "tullio.it" dalla Polis s.r.l. a favore di Leopoldo Tullio.

La presente decisione viene comunicata alla Registration Authority italiana perche' le venga data esecuzione secondo quanto previsto dall'art. 16.11 delle regole di naming.

Roma, 4 novembre 2000.

Avv. Fabio Salvatori

Tratto da www.studiofogliani.it