Procedura di riassegnazione del nome a dominio

RAPOLLA.IT

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Ricorrente: Dr. Diego Rapolla

Resistente: Vaionline S.r.l. - Avv.ti Bottalico, Cocuzza e Rapisardi

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Collegio (unipersonale): Avv. Flavio Bindi

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Svolgimento del Procedimento


Con ricorso pervenuto in data 12.12.2000 allo Studio Legale Bindi, Ente Conduttore abilitato dalla Naming Authority italiana alla conduzione delle Procedure di Riassegnazione dei nomi a dominio, il Dr. Diego Rapolla chiedeva la riassegnazione, a proprio favore, del nome a dominio rapolla.it, registrato dalla Vaionline S.r.l.

Lo stesso 12.12.2000 l’Ente Conduttore verificava, sia il nome dell’attuale titolare del nome a dominio contestato sul data base whois della Registration Authority, sia la pagina Web risultante all’indirizzo www.rapolla.it.

Dalla visura emergeva: (a) che il dominio rapolla.it risultava assegnato alla Vaionline S.r.l. dal giorno 05.04.2000; (b) che all’indirizzo www.rapolla.it non era possibile visualizzare alcuna pagina.

Verificata la regolarità formale del ricorso, accertato che esso era stato ritualmente contestato presso la Registration Authority ed appurato che nessun’altra procedura di riassegnazione per lo stesso nome a dominio era stata intrapresa innanzi ad altro Ente Conduttore, in data 19.12.2000 l’Ente Conduttore Studio Legale Bindi provvedeva a trasmettere copia del ricorso alla Vaionline S.r.l., a mezzo di fax e posta elettronica agli indirizzi postmaster@rapolla.it e domini@vaitel.it.

Il messaggio inviato all’indirizzo postmaster@rapolla.it non veniva recapitato e ritornava al mittente in quanto il destinatario risultava sconosciuto (Mail Systm Error - Returned Mail).

Nello stesso messaggio di mancata notificazione veniva altresì indicato che l’host rapolla.it non era stato trovato (host rapolla.it not found).

In relazione a tale mancata notificazione, lo stesso 19.12.2000, L’Ente Conduttore Studio Legale Bindi provvedeva ad inviare il ricorso, ancora in formato elettronico, all’indirizzo postmaster@vaionline.it, come indicato nel predetto messaggio proveniente dal Server.

Il 20.12.2000 l’Ente Conduttore Studio Legale Bindi inviava altresì copia del medesimo ricorso mediante lettera raccomandata A.R. alla Sig.ra Marilena Marchionne, indicata dal database whois quale persona preposta alla Società Vaionline S.r.l.

Tuttavia, successivamente - e precisamente in data 05.01.2001 - l’Agenzia postale di Milano CPC notificava allo Studio Legale Bindi la compiuta giacenza della suddetta raccomandata, identificata con il progressivo n. 5798, per la quale veniva richiesto, alla medesima Agenzia postale, l’invio allo Studio Legale Rapisardi, quale domicilio eletto della Vaionline S.r.l.

In data 20.12.2000 l’Ente Conduttore Studio Legale Bindi riceveva dal ricorrente, ad integrazione del ricorso a suo tempo presentato, la copia del proprio documento di identità, che il 21.12.2000 provvedeva ad inoltrare, sempre mediante lettera raccomandata A.R. al medesimo indirizzo indicato dal database whois, alla Sig.ra Marchionne per la Vaionline S.r.l.

Anche tale invio sortiva esito negativo per compiuta giacenza, presso l’Agenzia postale di Milano CPC, della raccomandata n. 5824, per la quale veniva tempestivamente richiesto, come per la precedente corrispondenza e per le medesime motivazioni, l’invio allo Studio Legale Rapisardi.

In data 12.01.2001, quindi entro il termine di venticinque giorni concesso dalle Regole di Naming al resistente per il deposito delle proprie memorie difensive, la Vaionline S.r.l., in persona dell’Amministratore Unico e legale rappresentante pro tempore, Sig.ra Marilena Marchionne, a mezzo degli Avv.ti Nicola Bottalico, Claudio Cocuzza e Mariacristina Rapisardi, delegati a rappresentare la Società resistente nella presente procedura di riassegnazione, faceva pervenire all’Ente Conduttore Studio Legale Bindi memoria di replica in cui, nel contestare integralmente quanto ex adverso dedotto, chiedeva il totale rigetto delle domande formulate dal ricorrente.

Nel contempo il resistente chiedeva la non pubblicazione dell’emandando provvedimento.

In data 15.01.2001 l’Ente Conduttore nominava quale saggio il sottoscritto Avv. Flavio Bindi, il quale, verificata la sussistenza dei presupposti per la conduzione della presente procedura, accettava l’incarico, dandone comunicazione alle Parti il successivo 16.01.2001.

Esaminata la documentazione prodotta dalle Parti, in data 23.01.2001, venivano richieste ad ambo le Parti talune precisazioni in ordine alle rispettive deduzioni ed eccezioni precedentemente formulate, concedendo termine per il deposito di memorie di precisazione sino al giorno 02.02.2001.

Entro il succitato termine le Parti facevano pervenire precisazioni, memorie integrative ed ulteriori documenti a sostegno delle rispettive difese.

In data 04.01.2001 le predette raccomandate inoltrate allo Studio Legale Rapisardi, quale domicilio eletto della resistente, venivano restituite al mittente Ente Conduttore Studio Legale Bindi con la dicitura “il destinatario risulta sconosciuto”.

Ritenendo allo stato degli atti la questione matura per la decisione, il sottoscritto la tratteneva a sé al fine di definire la controversia.


Motivi della decisione

Il Dr. Diego Rapolla ha attivato la presente procedura affermando che l’uso del nome a dominio rapolla.it, corrispondendo al proprio patronimico, non spettasse legittimamente al resistente e che pertanto gli fosse riassegnato.

L’art.16.6 delle Regole di Naming prevede che un nome a dominio sottoposto alla procedura di riassegnazione sia trasferito al ricorrente qualora sia in grado di dimostrare, oltre al (1) proprio titolo sul nome in contestazione, (2a) l’identità del nome a dominio al proprio nome e cognome, o la capacita di indurre esso confusione rispetto ad un marchio su cui egli vanta diritti, (2b) l’assenza di diritti o titoli su tale nome da parte dell’attuale titolare e (2c) la registrazione e l’uso, da parte di quest’ultimo, in mala fede.


1) In merito al titolo sul nome a dominio rapolla.it da parte del Dr. Diego Rapolla.

Il ricorrente, con atto di integrazione di documenti del 20.12.2000, ha prodotto la copia di un proprio documento di identità, per mezzo del quale ha dimostrato che il proprio cognome, Rapolla, è identico a quello registrato dalla Vaionline S.r.l.

L’ordinamento giuridico italiano, in particolare l’art.22 della Costituzione, riconosce a ciascuno il diritto all’identità personale, prevedendo altresì un insieme di norme poste a tutela del cognome (patronimico), del prenome ed addirittura dello pseudonimo (artt.6, 7, 8 e 9 Codice Civile).

In particolare, stanti le eccezioni mosse dal resistente e che esamineremo nel prosieguo, nel caso de quo rileva l’art.7 del Codice Civile, laddove è espressamente prevista una particolare tutela del nome, tale da estenderne la portata sino all’uso illegittimo di anche una sola parte di esso.

A conferma di ciò intervengono peraltro le univoche pronunce della Corte di Cassazione, la quale ha costantemente affermato che la tutela del nome non può venire meno in relazione all’uso illegittimo di anche una sola parte del patronimico (Cass. Civ. 5343/84).

Nella fattispecie, la registrazione da parte della Vaionline S.r.l. del nome a dominio rapolla.it, corrispondente al cognome del ricorrente Dr. Diego Rapolla, sembra pertanto legittimare quest’ultimo ad invocare ed esperire l’azione di tutela del nome di cui all’art.7 del Codice Civile, vale a dire l’azione di reclamo, prevista nell’ipotesi astratta di impedimento, da parte di terzi, all’uso del proprio nome, pur in assenza di un pregiudizio economico e morale, caso nel quale si disquisirebbe di usurpazione del nome.

Nel caso concreto, quindi, il ricorrente avrebbe astrattamente titolo all’uso ed alla registrazione del nome a dominio rapolla.it, essendo quest’ultimo corrispondente al proprio cognome.

Il resistente eccepisce che possa essere disposta la riassegnazione del dominio in capo al ricorrente solo nell’ipotesi in cui il nome a dominio contestato corrisponda esattamente al nome e cognome del ricorrente (nella fattispecie diegorapolla.it), ma non nel caso in cui esso corrisponda al solo cognome.

Da una corretta interpretazione dell’art.16.6 lett. (a) delle Regole di Naming, è possibile affermare che la locuzione “...al proprio nome e cognome” ivi indicata, sia frutto di un riferimento alle richiamate norme dettate dall’ordinamento giuridico italiano a tutela del nome, non essendo rinvenibile, neanche attraverso una interpretazione estensiva della Costituzione o del Codice Civile, alcun riferimento ad una tutela del nome - o per meglio dire, del solo cognome - nel senso spiegato ed invocato dalla Parte resistente.

Alla luce dei precedenti assunti l’eccezione e l’opposizione mosse dal resistente sul punto non hanno motivo di trovare accoglimento e devono pertanto essere rigettate, risultando in tal modo soddisfatto il disposto dell’art.16.6 lett. (a) delle Regole di Naming.

Tuttavia, affinché possa essere pronunciata la riassegnazione del nome a dominio rapolla.it dal resistente al ricorrente è necessario accertare che, oltre al titolo e quindi il diritto del Dr. Diego Rapolla sul nome a dominio contestato, sussistano le altre condizioni previste dall’art.16.6, lett. (a), (b) e (c) delle Regole di Naming.


2a) In merito all’identita del nome a dominio rapolla.it al patronimico del ricorrente.

Il ricorrente, per mezzo della produzione in copia di un proprio documento di identità, ha dimostrato che il proprio cognome sia Rapolla ed è quindi da ritenere che il ricorrente abbia adempiuto all’onere probatorio su di lui gravante in relazione all’art.16.6 lett. (b) delle Regole di Naming.

Il resistente, nella memoria di replica del 10.01.2001, sostiene tuttavia che il ricorrente non abbia prodotto alcun documento idoneo ad attestarne l’identità.

Come già in precedenza osservato, al contrario, il Dr. Rapolla ha regolarmente prodotto, a mezzo fax del 20.12.2000 inviato allo Studio Legale Bindi, la copia del proprio documento di identità; copia tempestivamente trasmessa dall’Ente Conduttore alla Sig.ra Marilena Marchionne della Vaionline S.r.l. il 21.12.2000, mediante lettera raccomandata A.R. e successivamente inoltrata, per compiuta giacenza, allo Studio Legale Rapisardi, quale domicilio eletto della resistente.

Nonostante le eccezioni del resistente, da ritenersi esse tutte infondate, risulta pertanto ampiamente provato dal ricorrente, mediante la produzione della copia del succitato documento di identità, che il nome a dominio registrato dalla Vaionline S.r.l. sia identico al proprio cognome, integrando tale circostanza uno dei presupposti per l’accoglimento del ricorso.


2b) In merito al diritto od al titolo della Parte resistente sul nome a dominio rapolla.it

In merito alle motivazioni addotte dal Dr. Rapolla a sostegno del proprio reclamo, il resistente eccepisce che il dominio rapolla.it, anziché individuare un nome (il cognome Rapolla), individui una località geografica e più precisamente un Comune (appunto Rapolla) facente parte della Provincia di Potenza, al quale la stessa Vaionline S.r.l. avrebbe, come in effetti ha, inteso legare e fornire taluni servizi di “georeferenzialità” presenti nel corrispondente sito.

Tali servizi di “georeferenzialità”, sempre stando a quanto affermato dal resistente, tenderebbero ad offrire agli utenti informazioni relative al Comune di Rapolla (ed altri Comuni italiani, ad esempio Ozegna, Acqualagna, Borca di Cadore, Sabaudia, ecc., come richiamati dal resistente nella propria memoria di replica), quali la “mappatura” interattiva del territorio Comunale; la rilevazione delle condizioni meteorologiche in tempo reale e le previsioni nelle 48 ore successive; nonché notizie su monumenti, musei, cerimonie ed eventi relativi al Comune di Rapolla; e per finire un sevizio di posta elettronica gratuita.

In nessun atto di replica del resistente, neanche in quelli posti ad integrare la copiosa documentazione prodotta inizialmente, è mai stata fatta menzione ad alcun tipo di rapporto tra la Vaionline S.r.l. e l’Amministrazione Comunale di Rapolla (PZ).

Non spetta a questo Collegio giudicare l’operato della società Vaionline s.r.l. ma è doveroso segnalare che le Regole di Naming vigenti, nell’art.7 e relativo allegato “Nomi a Dominio Riservati”, prevedono che non siano assegnabili i nomi dei Comuni Italiani immediatamente al di sotto del nome o sigla della provincia di appartenenza e che siano nomi a dominio riservati alla Pubblica Amministrazione e come tali assegnabili solo all'ente territoriale corrispondente:

  • Il nome "comune" al di sotto del nome a dominio geografico corrispondente ad un Comune tra quelli elencati in tabella a parte (tab. 1.4).
  • I nomi inizianti con "comune" seguito (con o senza separatore di un carattere) dal relativo nome geografico elencato in tabella a parte (tab. 1.4).

In tale tabella (tab. 1.4) sono espressamente menzionati “rapolla.pz.it” e “rapolla.potenza.it”.

Nella fattispecie, dunque, non sono assegnabili i nomi a dominio:

  • rapolla.potenza.it
  • rapolla.pz.it

Da quanto sopra si evince che sia orientamento delle Regole di Naming afferenti il ccTLD “it” considerare i nomi geografici come non assegnabili, con eccezione per gli Enti Pubblici territoriali a cui sono riservati determinati nomi a dominio nelle precise forme sintattiche sopra esposte.

In tal caso all’Amministrazione Comunale di Rapolla (PZ) sarebbero riservati e solo a questa assegnabili i seguenti nomi a dominio:

  • comunerapolla.potenza.it
  • comunerapolla.pz.it

e tutte le varianti degli stessi con un separatore di un carattere tra le locuzioni “comune” e “rapolla”.

Se volessimo dunque aderire alla tesi sostenuta dal resistente, vale a dire che il nome a dominio rapolla.it si riferisce al Comune della provincia di Potenza, è evidente che, per le suesposte motivazioni:

  1. Il nome a dominio “rapolla.it” non è il dominio corrispondente al Comune di Rapolla della provincia di Potenza (come invece a più riprese sostenuto dal resistente a giustificazione della registrazione di tale nome a dominio);
  2. Sono invece corrispondenti al Comune di Rapolla (PZ) i nomi a dominio “rapolla.potenza.it” e “rapolla.pz.it” ma, in quanto relativi a luoghi geografici, non sono assegnabili;
  3. Sono riservati all’Amministrazione Comunale di Rapolla (PZ)i nomi a dominio di cui sopra preceduti dalla locuzione “comune” con o senza carattere separatore;
  4. Non vi è prova di alcun tipo di rapporto tra l’Amministrazione Comunale di Rapolla e la società Vaionline s.r.l. , anche se, da quanto sopra esposto, si evince che tale rapporto sarebbe superfluo e non determinante ai fini di legittimare il diritto all’assegnazione del nome a dominio “rapolla.it”.

Se invece volessimo aderire alla tesi, peraltro sostenuta dal ricorrente, che il nome a dominio rapolla.it, senza riferirsi al predetto Comune, indichi semplicemente e casualmente un qualsiasi altro nome generico (peraltro identico al cognome del ricorrente), allora giungeremmo alla conclusione che, anche in questo, la Società Vaionline S.r.l. non avrà alcun titolo o diritto al mantenimento del dominio in contestazione e, nell’ipotesi in cui dovesse sussistere l’ultimo dei requisiti previsti per poter procedere alla riassegnazione, vale a dire la registrazione e l’uso in mala fede da parte dell’attuale titolare, esso dovrà essere trasferito al ricorrente.

Ebbene, considerando quanto osservato in merito all’identità tra il nome a dominio contestato ed il patronimico del ricorrente, nonché le considerazioni sin qui svolte, è da ritenersi in ogni caso soddisfatto quanto richiesto dall’art.16.6 lett. (b) delle Regole di Naming per la riassegnazione del nome a dominio rapolla.it al ricorrente.


2c) In merito alla mala fede nella registrazione e nell’uso del nome a dominio rapolla.it

L’art.16.6 lett. (c) delle Regole di Naming presuppone che il ricorrente fornisca la prova della malafede nella registrazione e nell’uso del nome a dominio oggetto di contestazione.

Il successivo art. 16.7, inoltre, prescindendo l’onere probatorio gravante sul ricorrente, indica astrattamente ed a mero titolo esemplificativo le circostanze da cui la mala fede potrà essere desunta dall’Organo giudicante, lasciando peraltro ampi margini interpretativi al Collegio.

Ebbene, il resistente ha prodotto una serie di pagine Web corrispondenti a taluni nomi a dominio relativi ai Comuni italiani a favore dei quali la Vaionline S.r.l. fornirebbe, nel rispetto di un non meglio specificato progetto, servizi di “georeferenzialità”.

Per ciascuno dei predetti nomi a dominio registrati dalla Vaionline S.r.l., come risulta dalla ulteriore documentazione prodotta, sono state avviate procedure di contestazione (remarks).

Tale circostanza, seppur da sola non in grado di provare pienamente la mala fede del resistente nella registrazione del nome a dominio rapolla.it, rappresenta un indizio tale da far ritenere che la Vaionline S.r.l. abbia agito nel precipuo intento di accaparrarsi un cospicuo numero di nomi a dominio allo scopo - dichiarato - di fornire servizi di “georeferenzialità”, ma nel contempo impedendo la registrazione agli aventi diritto.

Trattandosi esso di indizio, al fine di verificare la sussistenza o meno della mala fede, si dovrà quindi tenere conto di ulteriori circostanze.

Ebbene, dalle considerazioni svolte in relazione al diritto o titolo del resistente, risulta evidente come il nome rapolla.it non possa essere considerato in grado di identificare l’omonima località geografica, essendo in tal modo esso un mero nome generico.

Infatti, come già osservato, se realmente tale dominio si proponesse di identificare il Comune di Rapolla, la stessa assegnazione alla Vaionline S.r.l. risulterebbe in contrasto con il disposto dell’art.7 delle Regole di Naming, il quale, giova ribadirlo, prevede la non assegnabilità dei nomi a dominio relativi alle località geografiche italiane elencate nella tabella 1.4.

Da ciò ne consegue che la totalità dei nomi a dominio a cui il resistente fa riferimento nell’ambito del non meglio definito “progetto di georeferenzialità” non è altro che un mero elenco di nomi generici e come tali potenzialmente assegnabili ai soggetti che, o per patronimico o per ragione sociale od altro titolo, ne abbiano diritto.

Non avendo, quindi, la Vaionline S.r.l. diritti o titoli su detti nomi a dominio, è evidente che mediante l’azione di accaparramento degli stessi, il resistente abbia di fatto privato eventuali aventi diritto, come in questo caso il ricorrente Dr. Diego Rapolla, della possibilità di vederli assegnati a proprio favore.

Da tali considerazioni, a parere del sottoscritto, non può che rilevarsi la mala fede della Vaionline S.r.l. la quale, consapevole di non avere titoli o diritti sul nome rapolla.it, ha ugualmente provveduto a registrare tale dominio.

E’ inoltre da sottolineare che la mala fede del resistente può essere rilevata dal malcelato intento di aggirare uno specifico e consolidato orientamento delle Regole di Naming afferenti al ccTLD “it” che prevede la non assegnabilità dei nomi geografici relativi a Comuni, Province e Regioni italiane.

Le suesposte considerazioni inducono a ritenere che anche il requisito della mala fede, previsto dall’art.16.6 lett. (c) ed essenziale al fine di procedere alla riassegnazione del nome a dominio rapolla.it, sia stato soddisfatto.


3) In merito all’istanza di non pubblicazione del provvedimento

Il resistente ha proposto istanza affinché il provvedimento assunto dal Collegio non venga pubblicato, affermando che la stessa pubblicazione comporterebbe la divulgazione di informazioni relative ad un progetto ancora in fase di ultimazione e, quindi, il rischio di svilimento del contenuto dello stesso e conseguente lesione degli interessi della Società resistente.

Ebbene, è da rilevare che dalla documentazione prodotta dallo stesso resistente, il progetto a cui quest’ultimo fa riferimento pare già sufficientemente definito, tant’è che i servizi di “georeferenzialità” sono ampiamente visibili; circostanza questa tale da consentire alla Vaionline S.r.l., in astratto, un’ampia tutela nei confronti di chi volesse appropriarsene.

Ritiene pertanto il Collegio che tale istanza del resistente non meriti di essere accolta.


Conclusioni

Essendo state ampiamente provate dal ricorrente le circostanze di cui all’art. 16.6 lett. (a) (b) e (c) delle Regole di Naming, ne consegue che il ricorso del Dr. Diego Rapolla in merito al nome a dominio rapolla.it sia fondato e come tale debba essere accolto.

Non rilevandosi, come conseguenza della pubblicazione del presente provvedimento, alcun effettivo od anche solo potenziale pericolo di svilimento del progetto della Vaionline S.r.l., ne consegue che l’istanza del resistente debba essere rigettata.


P.Q.M.

Visti gli artt. 16.6 delle vigenti Regole di Naming, il Collegio accoglie il ricorso, disponendo il trasferimento del nome a dominio rapolla.it dalla Vaionline S.r.l. al Dr. Diego Rapolla.

Il Collegio rigetta l’istanza avanzata dal resistente in merito alla non pubblicazione del presente provvedimento.

Si comunichi la presente decisione alla Naming Authority ed alla Registration Authority per gli ulteriori adempimenti previsti dalle Regole di Naming.

Firenze, 14 febbraio 2001

Avv. Flavio Bindi